
Il legame tra scienza e guerra attraversa l’intera storia umana ed è segnato da una profonda ambivalenza.
Dalle macchine d’assedio dell’antichità alla polvere da sparo, dalla balistica rinascimentale alla produzione industriale di armi, le conoscenze scientifiche sono state spesso poste al servizio della potenza militare. Nel Novecento questa relazione diventa sistematica: la Prima guerra mondiale mobilita chimici, medici e ingegneri; la Seconda consacra il ruolo della fisica nucleare, del radar, della crittografia e dei primi calcolatori. Oggi i conflitti coinvolgono intelligenza artificiale, droni autonomi, sistemi satellitari, cyberwarfare e manipolazione dell’informazione, mentre molte tecnologie conservano un carattere “dual use”, civile e militare. La guerra ha accelerato innovazioni decisive, dalla medicina alle comunicazioni, ma ne ha mostrato anche il potenziale distruttivo. Per questo la ricerca non può sottrarsi alla responsabilità: occorre valutare finalità, rischi e conseguenze dell’innovazione prima che l’efficienza tecnica prevalga sulla dignità umana.
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