
Il legame tra scienza e guerra attraversa l’intera storia umana ed è segnato da una profonda ambivalenza.
Dalle macchine d’assedio dell’antichità alla polvere da sparo, dalla balistica rinascimentale alla produzione industriale di armi, le conoscenze scientifiche sono state spesso poste al servizio della potenza militare. Nel Novecento questa relazione diventa sistematica: la Prima guerra mondiale mobilita chimici, medici e ingegneri; la Seconda consacra il ruolo della fisica nucleare, del radar, della crittografia e dei primi calcolatori. Oggi i conflitti coinvolgono intelligenza artificiale, droni autonomi, sistemi satellitari, cyberwarfare e manipolazione dell’informazione, mentre molte tecnologie conservano un carattere “dual use”, civile e militare. La guerra ha accelerato innovazioni decisive, dalla medicina alle comunicazioni, ma ne ha mostrato anche il potenziale distruttivo. Per questo la ricerca non può sottrarsi alla responsabilità: occorre valutare finalità, rischi e conseguenze dell’innovazione prima che l’efficienza tecnica prevalga sulla dignità umana.
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Francesco Forti, laureato alla Scuola Normale e all’Università di Pisa, è fisico delle interazioni fondamentali. Ricercatore INFN dal 1990 e poi professore ordinario a Pisa, ha contributi negli esperimenti Aleph al CERN, Babar a SLAC e Belle II a KEK. Ha ricoperto ruoli di coordinamento in progetti INFN e presso il CERN ed è attivo nella divulgazione scientifica e come editor di riviste scientifiche. Dal novembre 2019 è Segretario Nazionale dell’Unione Scienziati per Il Disarmo (USPID). Dal dicembre 2023 è membro del Consiglio Direttivo dell’INFN.

Gianluca Fiocco insegna Storia contemporanea presso l’Università degli Studi di Roma Tor Vergata. E’ membro del Consiglio di indirizzo scientifico della Fondazione Gramsci e del Comitato editoriale della rivista “Studi Storici”. Fra i suoi interessi di ricerca, si occupa delle relazioni tra mutamento tecnologico e guerra.
